Pubblicato da: donalduck2008 | luglio 30, 2008

Just landed from Chicago

Se e’ vero che il buongiorno si vede dal mattino, quando il viaggio di andata si apre con i peggiori auspici aspettatevi il peggio per quello di ritorno! Il teorema si e’ puntualmente tradotto in realta’ e fino a poco fa ero allo stremo delle forze, causa mancanza di sonno e di cibo. Rimediero’ al primo stanotte; quanto al secondo, un provvidenziale barbecu a casa della scoreggiona (una spettacolare vicina di casa di cui prima o poi dovro’ parlare prima o poi) mi ha rifornito di sufficienti energie.
Ma ecco gli eventi.

All’andata, domenica mattina, nell’ordine:
– ho sbagliato aereo (per i novellini del volo: se nella vostra prenotazione c’e’ scritto “Air Canada operato da United Airlines”, vuol dire che l’aereo e’ United Airlines, ancorche’ compaia un numero di volo Air Canada);
– non risultava la mia prenotazione del posto a sedere;
– la dogana americana e’ in territorio canadese (con conseguente fila non prevista per i controlli);
– il computer mi ha sorteggiato affinche’ la mia borsa venisse aperta e io venissi palpeggiato ovunque (che cosa fastidiosissima);
– sono arrivato di volata al gate giusto in tempo per non perdere l’aereo, e straordinariamente incazzato! Che cosa dovevo aspettarmi ancora, perdermi all’aeroporto di Chicago?!

Ma certo!! Ho vagato per un quarto d’ora prima di trovare l’uscita giusta, e quando finalmente sono riuscito a individuare il treno per la city sono dovuto tornare indietro a comprare una banana per avere una banconota da $10 (la macchinetta dei biglietti non da’ resto). Ho avuto quasi un moto di commozione quando sono emerso in superficie, non lontano da Michigan Avenu: non pensavo che ce l’avrei fatta!

Ma andiamo direttamente al ritorno, previsto per ieri sera. Arrivato all’aeroporto (stavolta) con largo anticipo, superati i palpeggiamenti della security (ma ce l’hanno con me?), “mangiato” da McDonald (giusto per sopravvivere) e passeggiato un po’ per la struttura aeroportuale, mi sono accomodato al gate ascoltando musica in attesa del volo previsto per le 21.35. Dopo un po’ una signora ha attaccato bottone raccontandomi le sue disavventure del giorno prima: era andata a trovare il figlio a Dallas, poi le avevano cancellato il volo, la compagnia l’ha mandata in hotel per la notte ma le ha dato solo $50 e lei si e’ dovuta pagare il resto della stanza, ora doveva tornare a Little Rock, ma aveva perso la coincidenza da Toronto, ora nessuno le diceva cosa fare, etc. etc. Io l’ascoltavo con sguardo compassionevole, condito da qualche “I’m so sorry!” ogni tanto…
Ma ecco che al gate d’imbarco, al posto di “Toronto”, compare “Washington”. Avranno spostato il gate, penso: la signora mi suggerisce di andare a chiedere.
VOLO CANCELLATO!!

Non ci potevo credere!!!! “Ti ho portato sfortuna”, mi ha detto la signora (in realta’ non ho capito esattamente quello che ha detto: vado per inferenze, come il piu’ delle volte). Che potevo fare, assalire la hostess? Ho accettato supinamente l’offerta della stanza in hotel, e mi sono avviato di nuovo verso i meandri del labirintico O’Hare, senza aver capito assolutamente niente le spiegazioni su come raggiungere lo shuttle bus. Chiedi e richiedi, finalmente trovo lo shuttle, che dopo una decina di minuti arriva all’hotel. Pero’, l’ingresso si direbbe elegante…

I coudn’t believe it!! Entro e mi si para davanti una hall oceanica, con al centro 4 ascensorini di vetro che vanno su e giu’ per lo spazio di undici piani. Proprio come nel film “L’inferno di cristallo” !! Un brivido mi trapassa la schiena quando alla reception mi chiedono la carta di credito: penso alle parole della signora dell’aeroporto… non mi dovro’ mica pagare la stanza? A mia domanda, la signorina dice che la carta e’ necessaria in caso di spese extra, che verrebbero automaticamente addebitate sul mio conto. Non mi fido, ed entro nell’ascensorino con una certa titubanza.

Stanza al decimo piano. Entro: porca miseria, una roba principesca!! Enorme vetrata panoramica con lettone galattico giusto dietro di essa, scrivania gran lusso, frigo, lampade, televisione, moquette, poltrone, mobiletti, e il bagno tutto marmi. Per caso leggo un opuscolo, da cui apprendo che mi trovo in una stanza da….400 DOLLARI!!!
Panico. Non mi addebiteranno mica $400 sulla carta di credito?! Cerco di essere razionale, e mi vado a fare la doccia.

Non si puo’ dormire in una stanza cosi’! Cerco di godermela il piu’ possibile: faccio tre docce, guardo la televisione, ascolto Respighi, volteggio nudo con lo scialle in dotazione, mi siedo alla scrivania, telefono a Julian (da Chicago il mio US cell funziona di nuovo), apro tutta la tenda per dormire con la vista dalla vetrata… Ma il mio aereo e’ alle 6.41 e dormo solo due ore. Arrivo direttamente a scuola, distrutto.

E ora, mixed spettegulezz:
– sabato vado alle cascate del Niagara, e domenica parto per Ottawa;
– il caro Gene e’ caduto dal letto durante sonni agitati e si e’ rotto un braccio: subira’ un intervento domani, ma mi e’ sembrato piuttosto tranquillo;
– io e Julian… di nuovo insieme a Toronto 😀 😀 😀 Ci troveremo qui domenica 10, io da Ottawa e lui da Vancouver, fino al giorno della mia partenza. E’ riuscito a trovare una stanza da $100 a notte (da dividere per due) allo Sheraton. Niente male, benche’ insieme a lui pure uno sgabuzzino mi sembrerebbe piu’ brillante della stanza principesca in cui ieri ho dormito da solo.
A proposito, l’ha pagata la United Airlines 😀

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