Vancouver e’ una citta’ di vetro: vetro, vetri e vetrate ovunque. E mentre passeggio mano nella mano col mio Julian nella downtown affollata del sabato pomeriggio, il mio naso va all’insu’ per ammirare I magnifici grattacieli. La giornata e’ splendida e il cielo e’ terso: c’e’ il sole (una rarita’) e fa fresco (come sempre).
Passeggiando per il centro si incontrano: la repubblica delle banane (…), una libreria dall’architettura spaziale, strade alberate colorate e movimentate, curiose voliere di vetro, cascate di petunie pendenti dai lampioni (tipiche anche a Boston) e… negozi di caramelle, sosta obbligata per Julian.
Vancouver e’ anche piena di senzatetto, che da altre citta’ del Canada si spostano in questa che d’inverno e’ la piu’ calda. Hanno un carrello tipo quelli della spesa e usano correre per le strade dando la rincorsa al carrello e poi montandoci sopra come un monopattino. Uno di costoro ci ha fermati e ha chiesto dei soldi per mangiare, ma Julian anziche’ dargli le monete lo ha accompagnato al primo drugstore e gli ha pagato bibita e panino.
E dopo la passiata, piscina a bordo oceano: bella! E mentre sostavamo a bordo vasca, Julian mi fa: Can you see the wedding? “Which wedding?”, chiedo io. Julian mi addita due uomini vestiti di bianco, in posa davanti a due fotografi, fuori dalla cancellata della piscina, in riva al mare. Acciderbolina! Il matrimonio gay mi mancava. Mi sono avvicinato alla cancellata con l’intento di fare anch’io una foto, ma poi mi sono vergognato. Peccato! Sara’ per il prossimo
Che carini, se ne andavano mano nella mano mentre il fotografo girava il filmino. ma niente da dire circa il fatto che il tutto avveniva in presenza di famiglie e bambini. Ecco cosa significa vivere in un paese civile.
Julian mi ha chiesto se pensando alle possibilita’ che non ho avuto non mi senta arrabbiato. No, non mi sento arrabbiato: sono incazzato nero.