Posted by: donalduck2008 | Luglio 3, 2008

In volo - July, 2

Che coincidenza! Sono passati esattamente due mesi dal primo post dallo stesso titolo.
Il tempo sembra aver preso la rincorsa, rotolando su se stesso a precipizio come le onde che si infrangono sulla spiaggia; cosi’ sono costretto ad interrompere la narratio del mio viaggio a NY per rendervi edotti circa i recenti avvenimenti.

Premetto, anche a rassicurazione dei parentes (qui ho dovuto dire addio sia al mio cellulofono americano che alla scheda prepagata), che mi trovo a Toronto, bene arrivato dopo un gradevolissimo volo di meno di due ore. L’aeroplanino celestino dell’Air Canada, con la foglia d’acero rossa sulla coda, e’ decollato da Boston con un quarto d’ora di ritardo, ma io non avevo fretta e dopo una notte semi-insonne stavo li’ li’ per dormire, anche perche’ dalla vetrata della sala d’attesa avevo visto chiaramente le mie due valigie prendere posto nella stiva (non so perche’ sono ossessionato dallo smarrimento delle valigie. Non so nemmeno perche’ non mi hanno fatto pagare il sovrapprezzo nonostante l’una delle due pesasse 9 chili in piu’ del consentito…).
Dopo il decollo, appena guadagnata quota, la signora accanto a me si e’ alzata e ha cambiato posto, lasciandomi da solo accanto al finestrino. Colpa delle mie ascelle? In effetti non vedevo l’ora di potermi lavare, ma certo che avrei potuto almeno marginare (oddio, si dice cosi’? qualcosa non mi suona) l’olezzo se l’Air Canada mi avesse fornito la mia personale salvietta rinfrescante!

Ma ecco che gia’ l’aereo perde quota per atterrare: sotto di me vedo l’Ontario. Prima che mi obblighino ad allacciare le cinture, mi alzo per prendere una cosa dalla borsa nella cassettiera. Mi risiedo, e pochi minuti dopo spunta un ragazzo che mi chiede se il posto accanto a me e’ libero. E’ vestito elegante, foggia europea, con dei pantaloni di cotone grigi attillati, bei mocassini neri e una camicia bianca a righine rosa. Ops! Ha un vistoso strappo sulla manica all’altezza del gomito, e mi sembra di vedere sangue sulla pelle. Non so perche’ associo il presunto ferimento al cambiamento di posto e penso che gli sia successo qualcosa, o che stia per vomitare. Solo dopo realizzo che e’ proprio un bel tipo: forse qualche anno piu’ giovane di me, alto, snello, biondocchiazzurri… si’, decisamente bello!
Dopo un paio di minuti mi chiede se vivo a Toronto, io rispondo a convenevoli, dopodiche’ silenzio. Ma perche’ si e’ seduto qui? Altri due minuti, e a mia domanda circa la sua destinazione mi snocciola in estrema sintesi un tale complicato succedersi di citta’ che non capisco niente (ma mi guardo bene dal darlo a vedere). Ancora silenzio.

Atterrati! Ci alziamo, io indietreggio di due file perche’ la mia borsa e’ in una cassettiera dietro, e quando mi rigiro lui e’ gia’ avanti, cosi’, senza nemmeno esserci salutati. Boh, vai a sapere! Ma perche’ poi ha la camicia strappata?

Dogana. Ed ecco il tapirulan dei bagagli; il biondo e’ gia’ li’ in attesa e mi sorride da lontano. Io lo raggiungo e a questo punto iniziamo qualche chiacchiera, dopo la quale tira fuori un fogliettino e una penna, e mi scrive qualcosa… email e numero di telefono. Sembra molto timido ma deciso (i miei preferiti). Poi mi dice qualcosa del tipo “che peccato che non sto a Toronto”, ed e’ adesso che il mio sguardo rintontito tradisce tragicamente il fatto che non avevo capito nulla del suo discorso in aereoplano. A Toronto doveva solo prendere la coincidenza per Vancouver, sua citta’ natale, dove si tratterra’ un mese prima di trasferirsi a NYC (e questa e’ solo una sintesi estrema).

I nostri bagagli sono arrivati. Lui sta messo peggio di me, con due borsoni giganti piu’ due bagagli a mano. Che fare adesso? Che carino, e’ cosi’ emozionato! A parole mozze mi fa capire che puo’ prendere il volo successivo, cosi’ possiamo stare un po’. Ci sediamo nell’androne enorme del Pearson International, e ci prendiamo per mano: santo cielo, ditemi che e’ vero!! Siamo molto vicini e riusciamo a scambiarci giusto qualche tenera battuta. Maledizione, le mie ascelle! Sono costretto a scusarmi imbarazzato, ma lui, da vero signore, mi chiede dove stia il problema.
In realta’ il problema sta nel fatto che dopo nemmeno mezz’ora sono costretto ad accompagnarlo al piano di sopra, per il suo imbarco. Prima di salire lui esce fuori e torna con due carrelli. Faccio la fila anch’io al gate d’imbarco, e noncuranti della gente (noncurante anch’essa: del resto non siamo in Italia) ci diamo un bacio che non dimentichero’, come anche la mezz’ora nell’androne del Pearson International, immortalata da una foto che ci siamo fatti fare da un passante. Aspetto che passi i controlli di sicurezza, salutandolo da lontano, finche’ scompare dietro la folla…

Ridiscendo col carrello, incerto circa la veridicita’ dei recenti avvenimenti. Trovo il taxi, prendo il taxi (stavolta) e mi godo lo scarrozzamento fino al mio nuovo alloggio, sito a pochi minuti dal lago. Viuzza di villette a schiera. Il taxi si ferma davanti al numero 93, ed un ragazzino di circa dieci anni che gioca in giardino con un cane mi saluta gridando “Hi, Peter!”.
A casa non c’e’ nessuno ed il perfetto ospite mi guida alla mia stanza: terzo ed ultimo piano della villetta, con bagno privato, vista su alberi. Spoglia ma pulita e silenziosa. E c’e’ internet! (ma mi collego solo ora, id est dopo cena, perche’ avevo bisogno della password del wireless)

Ora sono troppo stanco per descrivere la famigliola. Ho trovato una mail di Julian (ah, si chiama Julian, come il gatto di Gene!); ma da dove l’ha scritta?! Dice che appena varcati i controlli ha saputo di un notevole ritardo del suo volo ed e’ corso giu’ a cercarmi, ma ero gia’ sparito, e che la manica della camicia gli si e’ strappata del tutto (ah, quello non era sangue, ma i filamenti rosa della camicia). Che peccato! Quanto mi sarebbe piaciuto vedermelo comparire di corsa e inaspettatamente mentre gia’ lo facevo sull’aereo.

E adesso? Non ha importanza. E’ un momento magico, e dovunque stia andando a parare non intendo tornare indietro.

Risposte

Arginare, Magister, arginare l’olezzo! :-))
A quanto pare, però, non ce n’era bisogno.
Il tuo fascino ha colpito, nonostante le ascelle.
Smack!

Ahhhhhh, ecco com’era! Argine, non Margine :D

Oppure marinare le ascelle… magari ci esce qualcosa di buono!

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