Posted by: donalduck2008 | Luglio 1, 2008

Enjoy New York (parte III)

… Ed eccomi fuori dall’hotel alle 6.30 del mattino. Una bruma umida si solleva da Central Park ma ancora la temperatura e’ gradevole. Secondo quanto suggerito dall’ottima guida Lonely Planet, intendo godermi una ricca prima colazione newyorkese, e dopo un po’ di ricerche tra Settima strada e Brodway trovo un cafe’ dal nome francese che mi ispira molto: ci sono tavolini sul marciapiedi e mi accomodo aspettando il cameriere. Dopo pochi secondi sopraggiunge un ragazzo bellissimo: il cameriere, appunto (non posso fare a meno di aggiungere che NY e’ stracolma di una quantita’ inenarrabile di ragazzi avvenenti, una concentrazione inaudita!).
Ordino un espresso e una “continental breakfast”, that is un meraviglioso cestino colmo di pane tostato, muffin al cioccolato, una crepe con formaggio miele e noci, tre crespelle, un croissant semplice e uno con gocce di cioccolato, burro e marmellata. Oh my God! E non sapete cosa ho visto servire al tavolo accanto… giusto perche’ non ho voluto spendere piu’ di 15 dollari, altrimenti mi sarei deliziato ancora di piu’.
Dopo aver speso almeno mezz’ora al tavolino, mi alzo e leggero come l’aria mi avvio in hotel per recuperare Luis il colombiano: dobbiamo andare alla Statua della liberta’ con i biglietti acquistati il giorno prima!

L’ottima guida Lonely Planet mi aveva gia’ avvertito delle proverbiali file per imbarcarsi sul traghetto, ma come si fa a rinunciare?! Vi dico solo che abbiamo camminato 5 minuti per trovare l’inizio della fila, che pero’ per fortuna scorreva abbastanza rapidamente, perche’ c’e’ un traghetto ogni 20 minuti e lo riempiono come un uovo. Nell’attesa, mentre Luis girovagava fra le bancarelle con le magliette “cinque a 10 dollari”, ho deciso di accendere l’iPod, e senza immaginarlo ho trovato la combinazione magica: New York-Rachmaninov-Horowitz. Mi si sono inumiditi gli occhi mentre ascoltavo la leggenda suonare il Quarto di Rachmaninov, con la Statua sullo sfondo, e mai fila fu meno penosa. Due russi d.o.c. fuggiti e vissuti a New York, questa era la combinazione magica.

Dunque, senza starla a fare troppo per le lunghe, eccola QUA: “una donna che non dimentecherete”, dice l’ottima guida Lonely Planet, e ha ragione!
Giro per l’isoletta e foto ricordo.

Dopo la Statua, si prende il traghetto e si va nell’isola a fianco, Ellis Island, dove gli immigrati di inizio 900 venivano ispezionati e registrati. Ho visto 3 video con filmini del tempo e ho provato una forte emozione. Per stemperare il tutto, ci vuole un McDonald!
Ecco che con Luis scendiamo una rampa di scale che da’ su un giardino, con i nostri vassoi in mano, quando ad un tratto… tre maledetti gabbiani involandosi dall’alto a sorpresa si fiondano sul mio vassoio ed acchiappano l’agognato hamburger. Gli uccelli, Gli uccelli!! Clamore generale, e a me non restano che le patatine fritte..

Ma e’ ora di tornare a Manhattan, tanto piu’ che all’orizzonte si vedono lampi e si odono tuoni. Il thunderstorm ci sorprende con vento impetuoso mentre stiamo nel traghetto, e alla discesa ancora piove, ma per poco…
In hotel, Luis si fionda sul letto, mentre io dopo una doccia ho ancora voglia di camminare: mi dispiace, ma mi sa che e’ il caso di mollare il colombiano. Con una certa grazia gli dico che vorrei camminare per fare acquisti, e che ci possiamo sentire un’oretta piu’ tardi: lui non fa storie e finalmente me ne vado in giro da solo, secondo i miei desideri.

Ho voglia di camminare un po’ nella parte South di Manhattan, la piu’ vivace a quanto leggo, e scendo ad una stazione della metro che mi sembra conveniente per poi proseguire a piedi. Sbuco nella Settima strada, sempre piu’ sconvolgente, all’altezza dell’Empire; inizio a camminare (piove) e dopo un po’ incomincio a vedere cartelli come quello che vedete in fondo a destra nella foto. C’e’ qualcosa di gajo nell’aria… ma considerato che non sono uso a manifestazioni gaje di nessun tipo, preferendo manifestare nel mio piccolo ogni giorno dell’anno, non avevo fatto assolutamente caso alla fortunosa circostanza che mi trovavo a NY proprio il 29 giugno, giorno del gay pride!

Io proseguo e la folla aumenta, aumenta, finche’ mi trovo nel delirio piu’ totale, talmente totale che mi dimentico di tirar fuori la macchina fotografica, tutto preso dallo spettacolo inenarrabile, e quando faccio mente locale alle fotografie il piu’ bello e’ gia’ passato. Peccato! Vabbeh, ecco quello che e’ rimasto da documentare:
Settima
Famiglia
Beautiful Lady
Settima

Police

Colori
People

Sempre piu’ affascinato da questa citta’ formicolante, sporca, umida, gremita del mondo intero, dal lusso e dalla poverta’ estremi (entrambi solo intuiti e non visti ad occhio nudo), in cui ci si sente come in un acquario e in cui veramente si percepisce come ognuno possa scegliere lo stile di vita che piu’ lo aggrada e trovarsi in questo modo al posto giusto, decido di farmi mezza Manhattan a piedi, e per nulla stanco rientro in hotel alle otto passate.
Luis e’ ancora steso sul letto: ha passato il pomeriggio in stanza. Oh my God!
Mi dice che ha parlato con un’amica che gli ha consigliato vivamente di andare a Times Square, un loco con tante luci. Me lo guardo e gli dico, molto timidamente, che era il luogo in cui ci trovavamo la sera prima. Mi guarda attonito… ok Luis, torniamo a Times Square. Ci vengo volentieri anch’io.

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