Inserito da: donalduck2008 | Giugno 15, 2008

“Una tipica esperienza bostoniana”

Le virgolette si devono a una citazione dalla guida Lonely Planet di NYC: l’autore intervista alcuni newyorkesi doc e chiede loro di raccontare “una tipica esperienza newyorkese”. Se qualcuno mi facesse la stessa domanda in quanto visitatore e non bostoniano doc, racconterei la mia giornata di oggi.

In mattinata sono sbucato in strada dalla stazione Back Bay della Orange Line, con il laptop nella borsa, in cerca di un bell’internet cafe’ dove collegarmi. Back Bay e’ uno dei quartieri piu’ eleganti della citta’, peraltro adiacente al South End, una zona che ricorda molto certi scorci di Parigi quanto a edifici e stradine alberate. E’ un luogo dove ero gia’ stato ma ci torno volentieri perche’ c’e’ un sacco di gente che mi saluta: prevalentemente ragazzi, perche’ South End e’ un quartiere ad alta popolazione gay, ma il bello e’ che la cosa non e’ morbosa come lo sarebbe in una citta’ di repressi come Roma, bensi’ solare e, come dire, leggiadra. Tu cammini, incroci un ragazzo, un giovane uomo, insomma un individuo di sesso maschile, lui ti sorride e ti dice “Hi!”, oppure anche “Hi guy, how are you?”. Ma ci pensate a uno sconosciuto che per strada ti dice “ciao come stai?” ?  Devo ripeterlo: non c’e’ niente di morboso in tutto questo e nessuno ci sta provando. Per chi viene da un paese di bigotti, ormai pericolosamente deragliato verso il piu’ bieco clericalismo e il piu’ cieco conservativismo, la cosa ha un che di magico e infonde una sensazione di inenarrabile benessere. [ci tengo a dire che comunque qui salutarsi in giro e' cosa comune, generale: che bello questo fare informale, il darsi del tu, niente Dottor e niente Professor!]

Dunque oggi stavo sostando ad un incrocio, guardandomi intorno per decidere dove andare a cercare l’internet cafe’, quando ecco che compare un bel ragazzo con il suo ”Hi man!”. Mi dice che avra’ ospiti a pranzo e mi chiede “What about you?”. Gli spiego che avevo bisogno di usare internet e gli chiedo se conosce un cafe’ nei paraggi. Mi risponde di no, ma aggiunge: prova a sederti qui [tre scalini di ingresso ad un palazzo], di solito prende (“it picks up” – questa me la devo ricordare!”). Poi mi saluta e mi dice che spera di rivedermi. “I hope so!”, rispondo. Tanto per creanza, naturalmente! Beh niente male, no?
Ma come ho fatto a resistere 37 anni in quella citta’ di m**** ?
Beh insomma, mi siedo sugli scalini, accendo il laptop, vedo una connessione a un Berkeley -non-so-cosa, e… funziona!! Che divertimento stare a smanettare su internet seduto sul marciapiedi, mentre la gente passa e ogni tanto qualcuno ti sorride.
Ecco, questi sono esattamente i momenti in cui mi dico che in Italia non ci tornerei manco se ereditassi un castello in Umbria.

Ah, sono proprio contento! E’ giusto il momento di fare un po’ di shopping. Rimetto il laptop nella borsa e mi avvio verso gli enormi magazzini Macy’s, a Downtown Crossing. [ne ho fatto una foto, ma in questo momento non ho la macchinetta: provvedero' in seguito]
Dopo una perlustrazione di circa 4 ore, ne esco alleggerito di $101, e appesantito di: 6 paia di calzini di spugna Ralph Lauren, 2 magliette Calvin Klein, un jeans corto Levi’s, e un paio di infradito all’americana. Trovare la mia taglia e’ davvero un’impresa! Mi mangio le mani quando avvisto le famigerate canotte bianche Ralph Lauren, 3 a $24, e non c’e’ la media! Devo assolutamente andarle a cercare alla Galleria.

Ma e’ il momento di tornare a casa. Mi svesto, mi metto i jeans corti, gli infradito e la maglietta verde con scritto “Salem” e con una strega in volo sulla scopa, e mi dirigo al consueto Brattle per vedere “Planet of the apes”. Bellissimi i dialoghi delle scimmie in orginale, mentre la voce di Charlton Heston e’ per lo piu’ incomprensibile alle mie orecchie.

Ora mi sono infilato dentro una specie di galleria con dei negozi dove, manco a dirlo, ho beccato una connessione internet.

Ancora un po’ di tempo, e non credo che potrei piu’ fare a meno di niente di tutto questo. 


Risposte

  1. Hi guy, how are you?
    A’ bello, come te butta?
    Eh sì, è proprio un’altra cosa! :-) )


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