IL CONCERTO
Dopo aver appreso dall’Improper Bostonian di un concerto gratis giusto a due passi da casa, sono andato a sentire di che si trattasse: scuola di musica a Cambridge, con una sala concerti degna di un auditorium, tutta di legno, acustica perfetta, balconata come nei vecchi cinema. Suonavano due pianisti dell’Est Europa, musica per due pianoforti. Esecuzione davvero pietosa, ma ho gradito l’ambiente e l’idea di trovarmi ad un concerto a Boston (e la Petite Suite di Debussy e’ sempre incantevole anche se suonata da cani). Forte dell’esperienza dell’IMAX Theater, ho scelto un bel posto nonostante dietro ci fossero due bambini, che infatti puntualmente non hanno fiatato per due ore (ma come diavolo fanno a educarli cosi’?). Tra il pubblico, molto informale, spiccava una specie di matrona russa, che a un certo punto ha sfilato il piedone dalla scarpa e lo ha poggiato sulla sedia di fronte: a giudicare da come snocciolava le dita, stava parlando con l’amica delle sue unghie smaltate. Quando e’ entrata la coppia di pianisti un anziano seduto accanto a me mi si e’ avvicinato all’orecchio e ha detto “She’s my daughter”. “Congratulations!”, ho risposto.
LA TELEFONATA AL CALL CENTER
Dovendo cambiare profilo tariffario, ho chiamato il numero gratuito, rassegnandomi all’idea di dover provare almeno 10 volte prima di decifrare la voce registrata. Sorprendentemente quest’ultima mi e’ parsa abbastanza chiara, ma ecco arrivare il momento delle opzioni: mi aspettavo che mi venisse chiesto di digitare dei tasti, mentre invece qui per procedere nel percorso automatico bisogna dire delle cose a voce. Imbarazzato dall’inaspettata novita’, sono rimasto in silenzio, in attesa della nuova opzione, che pero’ non ho ben capito. Silenzio. A questo punto la voce ha cambiato tono e, stizzita, mi ha detto qualcosa che mi e’ suonata come “Insomma, che cazzo vuoi?”. Pietrificato da tanta avanzata tecnologia, non sono riuscito a pronunciare una parola, finche’ la voce con tono di compassione mi ha detto qualcosa del tipo “Ok, ricominciamo daccapo”. A questo punto sono riuscito a rispondere e dopo pochi secondi mi e’ stato passato l’operatore, con cui ho magicamente interloquito senza troppe difficolta’. Che stress.
CENA PRIMA A CASA DI GENE
Forse non avevo ancora scritto che, coerentemente al fatto che qui tutto e’ sovradimensionato, anche il foro del lavello e’ di proporzioni a noi ignote (anche tre volte il nostro), e a volte puo’ nascondere sorprese… Il caro Gene stava giusto spremendo un limone, quando dopo aver finito ne ha gettato dentro il lavello la scorza, che inesorabilmente e’ rotolata dentro il foro di scolo. Ma vi immaginate un limone dentro il tubo di scarico del lavello?? Da povero provinciale ho subito lanciato un’espressione di sgomento, ma lui senza scomporsi troppo mi ha invitato a premere un pulsante… ed ecco che qualcosa dal suono simile a un tritatutto ha iniziato a vibrare dentro le viscere del tubo di scarico. Immantinente ne e’ fuoriuscito un gradevole profumo di limone. Il padrone di casa mi ha guardato sorridendo e ha detto, fiero: “garbage disposer”. Che roba da marziani.
Ma che ne pensate delle patate blu? Purple potatoes. Buone!
Questa invece si chiama “Boston salade“, e si raccoglie con le radici altrimenti si fa subito moscia.
Infine, il film. Gene e’ fissato con Giulietta degli spiriti (vai a sapere perche’), ma guardate l’unico film italiano che abbiamo trovato al videonoleggio!
CENA SECONDA A CASA DI GENE
E finalmente gli scallops! Gene e’ andato a comprarli apposta per cucinarli a casa, e ho potuto seguire la semplice preparazione. Vanno messi in una padella con un fondo di olio, lasciati cuocere per 3 minuti in attesa che si formi una crosticina, poi si girano, altri 3 minuti, e sono pronti. Tutto qui. Sono buonissimi e il sapore ricorda molto la seppia. Non si direbbe mai che si tratta di una conchiglia. A questo punto me le faro’ pure io! Costano circa $1 l’una.
Abbiamo cenato nel giardino, da cui peraltro si sente il mare, e ho potuto conoscere le vicine di casa: due signore entrambe separate, che si sono presentate volteggiando in vestaglia, e che per spirito di emulazione hanno acceso delle candele nella loro parte di giardino e si sono messe a fare salotto. Facevano tanto Desperate housewives!
A proposito di mare: presto in arrivo foto del suddetto loco ameno.