Accidenti, fa un freddo cane! Sembra gennaio. Molto diverso dalle foto che avevo visto finora, e in piu’ ho quattro pesantissimi colli… Coerentemente al mio odio viscerale per la categoria dei tassinari (romani), sto pensando di usare la metro per andare a casa, tanto piu’ che sta giusto giusto arrivando la navetta. Purtroppo quest’ultima mi si apre davanti presentandosi con tre scalini, e io come un disperato sollevo le enormi valigie una per una (con in collo la ventiquattrore e il borsone) e le poggio vicino all’autista, naturalmente obeso. Unfortunately una di esse vacilla e va a urtare il gomito dell’obeso: mi ha guardato malissimo. Cominciamo bene! Dunque dopo aver preso la navetta dal proprio terminal di arrivo, si scende alla fermata Station, dove si puo’ prendere la Blue line. Naturalmente bisogna comprare il biglietto, e questa e’ senza dubbio la prima difficolta’, perche’ ci sono varie opzioni: eccomi quindi in contemplazione della ticket machine, finche’ dopo vari minuti, preso dalla disperazione, ho chiesto help a un donnone di passaggio, che senza farmi troppi salamelecchi ha gentilmente pigiato per me i tasti nello schermo elettronico. Ed ecco magicamente sbucare fuori il mio Charlie ticket! $2, qui la metro e’ piu’ cara che a Roma… domani dovro’ fare la tessera (ammesso che riesca a sopravvivere fino a domattina, visto l’inizio…). Con la Blue line si arriva fino a Governament Center, e li’ si prende la Green Line (sto infatti andato verso il sobborgo di Brookline, South Boston, dove si trova la casa della persona che mi ospitera’ i primi due giorni).
L’impressione che ho avuto arrivando nella stazione Gov’t Center della Green Line e’ una di quelle che mi rimarra’ piu’ indelebili. I muri sono scrostati, con tubi a vista e grossi ventilatori penzolanti, ma la cosa non da’ impressione di sciatto o sporco, come lo sarebbe a Roma; nei paraggi ci sono dei carretti con boa di luci colorate, che vendono non so cosa (non ho gli occhiali). Ed ecco che arriva il treno: dlen dlen dlen, sbuca fuori da una curva cigolando e suonando un campanello un trenino verde con le ruote gialle. Vi giuro che mi sembra di stare in un fumetto: da un momento all’altro potrebbe sbucare Paperino con la sua 313. Non ho mai visto niente del genere e sono completamente stordito.
Oh, poor me!! Tre scalini! Montare su e’ terribile, ma ce la faccio mettendo a rischio la mia schiena. Devo scendere a Fearbanks, e mentre il treno costeggia Beacon St cerco di guardare fuori per rendermi conto che sono in America, ma niente, e’ buio e sono troppo preso dalle difficolta’ dello spostamento. Ma ecco arrivare la mia fermata (tenete conto che il trenino sta camminando in superficie): la mia ospite mi aveva parlato di una piccola salita dal marciapiede della metro fino alla strada, e in effetti la vedo subito: una breve scalinata… chiusa da una staccionata per lavori in corso !!! Non ci posso credere, e ora come faccio? Inutile chiedere a un tizio, mi ha risposto amabilmente “non lo so” = arrangiati. E va bene, il mio motto e’ sempre stato ignorare le avversita’, percio’: ho afferrato una valigia e l’ho fatta volare al di la’ della staccionata, poi un secondo volo per l’altra. Alla fine ho scavalcato io. Salire le scale con una valigia per volta, e farle volare una per una dalla seconda staccionata, e si e’ finalmente sulla Beacon St. Attraversare e trovarsi in Lancaster Terrace, la mia via. Naturalmente, in salita. Con tutte le mie forze residue mi strascino le valigie per cercare il numero 79, e a un certo punto ecco un garage e una villa su un montarozzo, proprio come mi aveva descritto la mia ospite. Mi aveva anche detto che ci sono 43 scalini da salire, ma pazienza, sono arrivato! C’e’ anche la luce accesa, il che significa che trovero’ la famiglia ancora a casa (sarebbero dovuti partire per il we in serata). Toc toc, mi apre una signora che mi guarda stranita… e io “seventyfour?” E lei “no, seventy four is the other one on the right”. Non ci posso credere, mi sono pure ragato le valigie!! Ariscendi con le valigie, mentre la signora mi vocifera da dietro ‘oh poor guy, oh poor guy!”, e bestemmiando la mia venuta e pregando che non valga il principio che il buongiorno si vede dal mattino, e arisali al numero giusto, guarda caso una villa identica alla precedente con il garage di sotto. Le luci sono spente e infatti trovo le chiavi nella cassetta delle lettere. Entro, e come prima cosa mi vedo un enorme pianoforte a coda nel salone. Di primo acchitto la casa mi sembra una reggia, ma sono troppo stanco per andare a ispezionare gli ambienti: bevo, trovo la mia camera (secondo piano, altre scale), mi svesto, mi butto sul letto, e buonanotte.
Speriamo bene.
Due appunti: il primo, a Beacon St. mi sarei fermato da Cheers a farmi una bella birrona con relativi fagioli di Boston. Il secondo: avrei mollato le valigie davanti al pianoforte e mi sarei dedicato ad un bel Basin St. Blues!
Da: Major su Maggio 6, 2008
alle 6:52 pm
Magister! Finalmente in America!
Ho letto il tuo ultimo intervento: quanta pazienza hai avuto con enormi valigie dietro! Però sei in America e ciò era prevedibile. L’importante è che tu sia arrivato a casa sano e salvo, anche se stanchissimo!
Mi auguro che tu possa ambientarti al più presto!
E fatti vivo ogni tanto!
Ciaoooooooooooooooooooo!
Da: Fabio su Maggio 7, 2008
alle 5:35 pm
Ehi guys, grazie ancora a tutti per gli auguri!
Scrivero’ ancora domani, perche’ poi venerdi’ andro’ a NY per il weekend. Qui fa caldo (adesso, ma la notte si dorme col piumone), io sono appena tornato da una lettura di Senofonte presso la mitica universita’ di Harvard, e ora vado a farmi un giro al porto.
Un affettuoso abbraccio a tutti (anche a te, Fabio!)
Pierre
p.s. abbiate pazienza per le foto, mi sto organizzando…
Da: donalduck2008 su Maggio 7, 2008
alle 9:24 pm